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PROGETTO
Lettera Aperta All’ANFFAS Onlus di Reggio Calabria di Rozalia N.
Sono N. Rozalia, ho 35 anni e due bambini, frutto di un matrimonio fallito, a causa di mio marito che era alcolista e minacciava continuamente di suicidarsi. Ciò mi costrinse a divorziare per fare uscire dall‘incubo i miei due bambini di 3 e 4 anni a quel tempo. Io provengo da una coppia di genitori non sposati e sono nata non desiderata. Mia madre ha avuto un incidente ed è morta, lasciandomi con tre fratelli; io ero la più piccola con tre anni e mezzo di età. Da allora sono stata cresciuta, in condizioni precarie, da mio padre, anche lui con problemi di alcool, fino a quando non sono stata mandata in orfanotrofio, a sette anni, da dove desideravo e sognavo di avere una famiglia e ritrovare i fratelli. In orfanotrofio ho fatto il liceo (dieci classi), specializzandomi come sarta; ho invece iniziato a lavorare a 16 anni, fino a quando ho conosciuto mio marito a 19. In questi tre anni ho abitato in affitto e, dopo qualche tempo, sono stata con mio marito e poi ci siamo sposati. Abbiamo avuto subito delle difficoltà e con il tempo sono peggiorate… Sono nati i bambini, deboli e spesso ammalati, a causa delle condizioni in cui vivevamo… alla fine ho deciso di divorziare. Dopo che ci siamo separati sono arrivata ad abitare con i bambini in un deposito per la legna di una signora, per un anno, dopo Dio ci ha aiutati a prendere contatto con le suore Francescane. Le suore mi hanno offerto nel 2000 un appartamento con due stanze dove posso stare con i bambini in condizioni umane e possiamo sentirci come A CASA. Nello stesso tempo quando mi hanno offerto l’appartamento le suore mi hanno detto che vogliono fare bene non a tre persone, ma a quattro. Io ho chiesto di cosa stanno parlando e mi hanno detto: “Se sei una madre buona dei tuoi bambini, potresti essere madre anche ad un bambino orfano e malato?” Io ho risposto SI senza sapere e senza conoscere quel bambino. Cosi siamo arrivati ad essere una famiglia: Doina, la bambina di cui parlavano le suore, e noi. Doina è arrivata quando aveva otto anni. Era molto magra, debole, faceva la pipi addosso, insomma era in condizioni che è meglio non ricordare. Ora siamo già insieme da quattro anni, nelle gioie e nelle difficoltà. Le vogliamo bene ed io la amo come fosse mia figlia e cerco soltanto il bene per tutti quanti. Cerco di offrirle l’amore materno quale nemmeno io non ho ricevuto. Ho incontrato molte difficoltà durante la mia vita, ma il più grande problema della mia famiglia (e non solo) è quello dell’abitazione. Benché, anche se siamo fortunati e stiamo bene in un appartamento, in condizioni umane, tuttavia abitiamo in una situazione di provvisorietà che dura già da quattro anni, per il fatto che le autorità in Romania promettono tante cose e ne fanno poche, dando la priorità a quelli che hanno «soldi nella tasca ». Da cinque anni ho fatto la prima richiesta per un appartamento e allora avevo due bambini sulla strada (nella legnaia) e da allora sto lottando con le autorità che non fanno altro che promesse. Penso di averne diritto e priorità e ho cercato tutte le strade possibili per farlo capire. I miei bambini non hanno garanzie di sicurezza. Ho mandato memorie al Comune di Oradea, al Governo, al Presidente della Romania; sono stata in udienza dal Prefetto per chiedere una “migliore qualità della vita”, come è scritto nella Costituzione della Romania, ma senza risultati.
Per questo fatto, io come madre di tre bambini, sono
andata a protestare davanti al Comune di Oradea con altre due madri, anche loro
Anche se della nostra situazione, della nostra protesta hanno scritto sui giornali locali e hanno parlato in TV, le autorità hanno preferito andarsene in ferie, lasciandoci in queste gravi situazioni. Molti sono in situazioni simili, anche peggio della mia e della mia famiglia ma non hanno il coraggio o la forza per protestare, di fare quello che sto cercando di fare io per avere una vita più dignitosa. Tutte queste famiglie dovrebbero lottare, non arrendersi e non lasciarsi umiliare; al contrario dovremmo unirci ed insieme andare al comune di Oradea a protestare, perché è il loro dovere di aiutarci. La signora Rozalia N. nel corso dell'assemblea del 7 novembre 2004 a Casa Minunata, con il rappresentante dell'Amministrazione Sociale Comunitaria di Oradea, dott. Stefan Gotia. E’ una vergogna che ci devono aiutare persone straniere, come fanno i sostenitori del progetto (Lehel, N.d.R.), o altre persone, perché sarebbe il dovere delle autorità rumene di facilitare la vita delle persone che vivono in povertà, delle famiglie che hanno dei bambini con difficoltà, degli anziani e cosi via. è veramente una vergogna che le autorità non fanno nulla. Da quando ci aiuta, la vostra associazione ha fatto molto di più di quello che ha fatto il nostro governo in tutti questi anni per noi, per le famiglie che viviamo in povertà e abbiamo anche dei bambini con disabilità. Se il governo rumeno facesse metà di quello che sta facendo l’Anffas, la nostra vita comincerebbe a migliorare. Ma fanno solo promesse e io non smetterò di lottare finché non vedrò qualche risultato per i miei problemi e per quelli delle altre famiglie. Non e’ possibile che una madre che vive sola con tre bambini tra cui una con difficoltà e in affidamento, non abbia un’abitazione propria e dignitosa per crescere questi bambini e nessun altro tipo di aiuto da parte del governo, delle autorità. Non ho una carta d’identità per il fatto che non ho l’abitazione (assegnata ufficialmente, N.d.R.) e sto andando avanti-indietro con un attestato che la sostituisce ed ogni anno devo fare la fila per fare un altro attestato, per essere in regola con la polizia e per dimostrare che esisto. Per questo ogni anno sono costretta anche a pagare una tassa per le dichiarazioni, per fare le foto e altre documenti. Infine, sono una persona ottimista e, qualsiasi cosa accadesse, anche se intorno trovo CAOS, non mi arrendo; sto lottando e lotterò per i miei diritti e per i diritti di miei figli e so che alla fine le autorità cederanno. A parte queste difficoltà, ho lottato e sono riuscita ad ottenere che Doina possa andare a scuola, a logopedia tre volte a settimana senza pagare, di poter portarla dal dentista perché nessun medico ha avuto il coraggio di curarla, né di toccarla perché è una bambina con difficoltà. Tuttavia nell’anno scolastico 2003-2004 Doina è entrata nel programma speciale all’asilo di Casa Minunata, Eduard e Jesica hanno iniziato il primo anno di scuola nel liceo pedagogico, la scuola migliore di Oradea, ed io ho deciso di finire la scuola che a 16 anni non ho potuto frequentare e sono entrata nella classe undicesima, con frequenza ridotta e nel mese di giugno tutti quanti abbiamo finito un anno di scuola. Continuerò a finire la scuola, poi cercherò di studiare altra cosa perché sono motivata di sorpassare la soglia della povertà e questo si può, solo tramite la scuola, studiando. Se hai più studi sei anche meglio apprezzato di altri e trovi più facilmente un lavoro migliore. Dio è con me e so che mi aiuta a realizzare i desideri e la volontà e mi da potere per continuare la mia lotta, per ottenere i miei diritti e i diritti dei miei figli, di lasciare indietro il passato e di avere un futuro migliore. E sono contenta e sono fiera dei miei figli che vivono con me, che non devono vivere in istituzione come ho fatto io, che hanno un tetto sopra la testa anche se precario, anche se non posso offrire loro tutto quello che vorrei, ma li vedo contenti, felici e questo è la cosa più importante. (Traduzione di Tunde Csizmadia)
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