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O M U N I C A T O S T A M P A
Rende, 2 aprile 2004
E'
molto importante che l'Arcivescovo di Cosenza, mons. Giuseppe
Agostino, sia andato, finalmente da solo, a visitare l'Istituto Papa
Giovanni di Serra d'Aiello.
Ed
è ancor più importante che abbia scritto e diffuso all'opinione
pubblica una lettera nella quale ha descritto ciò che i suoi occhi
hanno visto e che abbia chiesto perdono a nome della Chiesa, ed
immaginiamo anche degli uomini che per Suo conto hanno gestito
l'Istituto.
Ed
è significativa la decisione di svolgere lì la Via Crucis del
Venerdì Santo "dal vivo fra i nostri crocifissi".
Scopriranno così in tanti, tutti quelli che vi vorranno
partecipare, dove si trova Serra d'Aiello: quanta strada, quante
curve, quanti kilometri bisogna fare per arrivare in un posto
isolato dal mondo, in cui gli abitanti dell'Istituto (persone
ricoverate e operatori) sono più numerosi degli abitanti del paese.
Una situazione insostenibile, una situazione inaccettabile, che
abbiamo denunciato e raccontato in tante occasioni in passato, come
organizzazioni della cittadinanza attiva e come associazioni di
tutela dei diritti.
Ed
è per questo che sentiamo di dire un grazie con tutto il cuore a
Mons. Agostino per avere, con un gesto semplice, acceso i riflettori
su quella o meglio "questa" nostra realtà. E però noi
restiamo dell'avviso, più volte ripetuto, che per il Papa Giovanni
debba trovarsi una soluzione che non sia solo di tipo
economico–finanziario, ma che vada data priorità assoluta alle
esigenze delle persone lì attualmente ricoverate, considerandole
una per una.
Ed
è per questo che su un punto non siamo d'accordo con quanto
scritto, in conclusione della Sua lettera, dall'Arcivescovo: tutte
le persone che possono essere trasferite in un ambiente meno isolato
e chiuso, in cui si possano sviluppare relazioni umane e capacità
personali, anche con il coinvolgimento e la responsabilizzazione
delle famiglie, laddove è possibile, creando strutture piccole e a
misura d'uomo, devono poter avere questa occasione.
Una
soluzione di questo tipo, se fosse presa sul serio e se fosse posta
come condizione per il subentrante gruppo imprenditoriale che
intende avere la gestione dell'Istituto, sarebbe vantaggiosa per
tutti, a cominciare dagli attuali ricoverati, non comporterebbe
rischi di licenziamento (spesso agitati ad arte per mantenere lo
status quo) e porterebbe ad una riqualificazione, rimotivazione e
riprofessionalizzazione del personale stesso, che oggi opera spesso
con impegno e tanti sacrifici all'interno dell'Istituto.
E'
questa la soluzione che Calabria Civica e la FISH Calabria hanno
sempre sostenuto e che intendiamo portare avanti anche in questo
momento. Perché l'Istituto Papa Giovanni non resti simbolo di una
realtà negata e dimenticata, fuori di noi, lontana dai nostri occhi
e dai nostri cuori.
Gianni
Malgeri – Presidente di Calabria Civica
Nunzia
Coppedè – Presidente
della FISH Calabria
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