|
COMUNICATO
STAMPA
05
marzo2004
L’Assessore
Minasi o non ha letto bene il servizio della Gazzetta del Sud di
mercoledì 3 marzo, o è stata consigliata male.
Noi
dell’ANFFAS Onlus abbiamo la buona abitudine di credere nella
buona fede di tutti, prima di passare alla pubblica denuncia, ma non
è possibile subire in silenzio aggressioni soprattutto se giungono
da rappresentanti istituzionali.
Nello
specifico dell’intervista riportata sulla Gazzetta del Sud del 5
marzo u.s. ci corre obbligo chiarire alla dottoressa Minasi cos’è
l’ANFFAS e cos’è l’associazionismo, che l’assessore ha la
cattiva abitudine di catalogare in fazioni politiche.
L’assessore
Minasi ha certamente ragione quando afferma che l’ANFFAS Onlus è
un’organizzazione di parte: questo avviene perché sviluppa azioni
di protesta e di proposta a favore di una determinata fascia di
popolazione, quella delle famiglie e delle persone con disabilità,
poco tutelata dalle politiche sociali, se non per interventi
settoriali e non coordinati.
Entrando,
poi, nel merito dell’accusa che l’ANFFAS persegua una politica
di monetizzazione, se l’assessore leggesse bene la documentazione
fino ad ora prodotta, saprebbe che l’ANFFAS è assolutamente
contraria agli assegni di servizio! Dica invece l’assessore ai
lettori della Gazzetta del Sud, da quando tempo le persone con
disabilità, che devono fruire del diritto al trasporto, non godono
ne del servizio ne della mera monetizzazione.
Da
tempo l’ANFFAS ha offerto alla dottoressa Minasi le proprie
competenze ed esperienze gratuite in tema di trasporto, ma come
risposta ha avuto solo silenzio. I contenuti del progetto del
servizio, la cui gestazione pare non abbia mai termine, sono un
mistero, almeno per l’ANFFAS e per il Comitato dei Genitori per
il Diritto alla Mobilità,
che rappresentano, assieme, almeno 200 famiglie.
Per
quanto riguarda l’affermazione nell’intervista, secondo la quale
l’ANFFAS rimane distante “solo perché oggi alla guida delle
politiche sociali c’è un’amministrazione di destra”, se la
poteva risparmiare, in considerazione di un dialogo sempre rifiutato
dall’assessore, per l’infondato pregiudizio di una improbabile
appartenenza politica, quando anche i muri del suo assessorato sanno
che la disabilità ha tutti i colori della politica, ma nessuna
appartenenza.
Infine,
noi abbiamo molto chiare le nostre responsabilità di familiari di
persone con disabilita, di volontari e di dirigenti di
un’associazione diffusa in 183 comuni italiani e riconosciuta per
legge dello Stato dal 1964, presente nella nostra città dal 1990, e
sappiamo che per garantire una sana gestione associativa dobbiamo,
così come abbiamo sempre fatto, rimanere indipendenti da chi
amministra il potere politico.
|